UN NUOVO ORGANO NEL NOSTRO ORGANISMO: IL MICROBIOTA

 

Qualche decennio fa si pensava che l’intestino fosse in qualche modo il contenitore  dentro cui fluivano tutti gli enzimi, succhi  digestivi e poi che era l’organo dell’assorbimento. Oggi si è visto che dentro questo complesso organo, che comincia dalla bocca e termina con l’orificio anale; lungo 8 metri, vi è un altro organo che si chiama Microbiota intestinale che è un vero e proprio ecosistema che comprende moltissime specie microbiche e che è parte strutturale dell’apparato digerente. C’è il microbiota cutaneo, il microbiota respiratorio e  un altro molto importante cjhe è il microbiota genito-urinario. Però diciamo che il più studiato è il microbiota intestinale;  se non altro è facile pensare che un organo così lungo dove tutti i giorni entra del cibo, entra dell’acqua. E questo microbiota intestinale ormai si conosce e lo si studia da quasi vent’anni. Quello che è più impressionante per un medico è la quantità di novità che continuamente escono fuori in letteratura scientifica. Basta pensare che non c’è mese in cui  una delle grandi riviste:  MedicalNetwork, e altre di notevole importanza, pubblica qualche cosa di sbalorditivo, facendoci rilevare che le nostre attuali conoscenze erano e sono limitate. Innanzitutto, abbiamo detto, che è un complesso ecosistema; un vero e proprio organo e, in proposito è bene eliminare il nostro concetto di “Organo”; noi pensiamo al fegato, al cuore ecc., mentre questo è un organo distribuito in miliardi di piccole cellule che comunicano fra loro in continuazione e ognuna di loro ha un’attività specifica. Per capire bene cos’è il Microbiota si può  fare un paragone a una città che è composta da polizia, carabinieri, vigili del fuoco, medici, operai, idraulici, lettricisti. Ecco, questo è il Microbiot; tantissime comunità microbiche dove ognuno svolge il proprio compito. Però, il concetto fondamentale è, che non vi è una popolazione che domina sull’altra e che dobbiamo rimettere a posto per stare bene.

So bene d’aver fatto un esempio un po’ banale, ma è come dire che se tutti facessimo i pompieri la città non andrebbe avanti. Quindi per capire bene dobbiamo capire che vi sono migliaia e migliaia di specie microbiche; virus, batteri, miceti, eucarioti ecc. che comunicano fra loro e devono mantenere un equilibrio che si chiama EUBIOSI; ovvero, un buon rapporto relazionale fra specie ma anche col nostro organismo.

Chiaramente, uno può avere un microbiota perfetto in termini individuali, però contrasta con l’organismo. Quindi,  la vera EUBIOSI, è un microbiota perfettamente composto che comunica perfettamente  con un organismo ben equilibrato.

Ovviamente, con il termine EUBIOSI sappiamo ancora pochino. Uno può dire :” Io mi sento eubiotico”, volendo significare che in questo momento si sente bene, si sente sereno, ma che però, dentro di lui sente di avere un microbiota che è disbiotico nel futuro. Esempio per farmi capire. Quanti di noi hanno familiarità  per il diabete, per  carcinoma nell’apparato digerente; noi sappiamo bene quanto il microbiota sia responsabile : quindi, un’EUBIOSI momentanea che però potrebbe essere pericolosa per lo sviluppo di malattie. Quindi, bisogna capire anche quì cosa vuol dire EUBIOSI, guardndo soprattutto al futuro. Qualche novità che è emersa in letteratura scientifica, è ad esempio che noi( medici ) pensavamo che lo stomaco  fosse un organo sterile. Lo stomaco produce tutti i giorni acido cloridrico e si riteneva non fosse abitato da nessuna specie, se non soltanto dall’Elicobacter pylori, che fa parte a tutti gli effetti del Microbiota e che è un batterio che colonizza lo stomaco, in certe condizioni, e che ne favoriscono  la trasformazione in patogeno. Sappiamo infatti, che è la causa di ulcera, gastrite, ed, ahimè, di carcinoma allo stomaco. Bene, questo microbiota è èresente anche nello stomaco.

Dati più recenti dicono che oltre all’Elicobacter pylori; che va sempre eliminato quando dventa patogeno, vi sono altre specie: lattobacilli, miceti particolari; diciamo una folta comunità che prima non si riusciva a misurare, perchè, il vero problema del microbiota che quasi sempre è composto da specie, abituata a vivere in ambiente ostile; perchè, se ci pensiamo bene, l’apparato digerente è ostile, perchè l’acido cloridrico nello stomaco è molto lesivo, la bile è molto lesiva, i succhi pancreatici  sono molto lesivi, per cui, queste specie si sono dovute abituare a vivere  in un posto ostile, per cui, spesso nelle piastre di coltura dove si mettono in genere per andarle a cercare, non crescono. Questo è un motivo  per cui si hanno tanti dati è perchè le nuove tecniche  di microbiologia mlecolare ad alta resa hanno fatto vedere che vi sono batteri che non crescono ma che in raltà sono presenti. Allora. primo concetto, lo stomaco non è sterile come si pensava una volta, ma è popolato anche lui da specie molto prticolari e si sta tentando di capire che ruolo hanno; lo dico, sperando di riuscrire a farmi capire,  quando l’Elicobacter pylori dà il suo primo danno si sviluppa quella che si chiama Metaplasia intestinale; cioè, danneggia lo stomaco e lo stomaco si trasforma in un altro epitelio; ebbene, in quel momento comincia a sviluppare il tumore dello stomaco, che, secondo dati recenti forse dovuto a batteri e miceti che arrivano in quel momento, quindi i veri responsabili del carcinoma dello stomaco. E’ come se l’Elicobacter Pylori fosse il primo attivatore e poi  seguito da altri che continuano questa cascata. Altri concetti. Sappiamo che l’intestino tenue che è la parte centrale e che non si riesce  studiare con la gastroscopia o con la colonscopia; sia pure sappiamo cosa  ci sia in quei miliardi di quantità di funzione. Ebbene, in questo tratto esiste una complessa comunità fatta da batteri, da miceti, da virus da microcarioti. Nelle altre parti del mondo  si vive un un ambiente super igienizzato e tuttavia dobbiamo pensare che un’altra popolazione mondiale non vive come noi, ma dove l’cqua è poco potabile e il cibo è deficitario di nutrienti, si è visto che il microbiota di chi vive nei paesi occidentali e il microbiota di chi vive  in zone in via di sviluppo e poco igienizzato, è molto diverso proprio perchè nei paesi in via di sviluppo vi sono dei protozoi, parassiti ed elminti( i cosiddetti vermi ), che abbiamo perso perchè facevano parte del microbiota  dell’uomo preistorico. Probabilmente queste comunità microbiche che noi abbiamo perso avevano un ruolo molto importante nel nostro sistemma immunitario. Infatti, oggi, si ritiene che in un mondo iperigienizzato si hanno più malattie immunoallergiche che sono tipiche del mondo occidentale, perchè, queste specie; attenzione, non soltanto i batteri ma anche i virus, i miceti, vanno continuamente a modulare il microbiota intestinale e immunointestinale.  Ed è da quì che nasce che stanno venendo fuori nel bambino appena nato. Infatti, si riteneva che il bambino appena nato fosse sterile e poi si contaminava progressivamente nel tempo e si contaminava dall’ambiente esterno; in qualche modo dal microbiota della vagina della madre, dalle mani dell’ostetrico, papà, mamma. Ebbene, cosa si è visto nella realtà dei fatti ? Si è visto che il bambino quando nasce è già contaminato; perchè? Già a livello placentare ci sono batteri della mamma che cominciano a colonizzare il bambino; colonizzano tramite il cordone ombelicale; quindi, il bambino appena nasce ha una piccola comunità microbica, poi, man mano che passa il tempo, soprattutto nella fase dello svezzamento, che è la fase più importante della vita di un bambino perchè, quando le varie comunità microbiche che arrivano dall’esterno vanno a colonizzare l’intestino. L’intestino in quel momento ha un sistema immunitario che non è sviluppato, e sono proprio queste comunità microbiche che lo fanno sviluppare, per cui, l’organismo, l’intestino, il sistema immunitario, tollereranno quelle specie microbiche che lo hanno colonizzato nei primi 2-3 anni di vita. Questa fase dello svezzamento dei primi 24 mesi è fondamentale perchè è quella che determinerà la risposta immunologica in tutta la nostra vita. Farò un esempio per marcare di più, quanto sia importante questa fase di vita. Esistono modelli  animali che dimostrano, che se prendamo un animale che sviluppa obeistà, colite ulcerosa, diabete ecc., e prendiamo il microbiota delle mamme e lo mettiamo in altri tipi di animali  perfettamente sani; ovvero,  con nessuna malattia, quei piccoli animali svilupperanno quella determinata malattia, come a dire, che, forse il gene dell’organismo sono relativamente poco importanti; quello che è importante è, che cosa ha fatto attivare quel gene. Sappiamo bene che tutti noi abbiamo un patrimonio genico smisurato ma non è che sviluppiamo tutte le malattie potenzialmente presenti nel nostro corredo genico, e questo si chiama epigenica; cioè, quel qualcosa che fa sviluppare i geni  che noi non abbiamo, e il microbiota pare sia importantissimo. Quindi, il primo messaggio è, che la fase fondamentale per il raggiungimento di EUBIOSI sono propirio i primi 24-36 mesi di vita. E’ calcolato che per avere uno sviluppo perfetto, in qualche modo dovremmo seguire quello che la natura ha programmato per noi: fondamentalmente la nascita, se possibile, attraverso un parto vaginale e, sempre se possibile, evitare il parto cesareo. Un altro concetto fondamentale è allattare al seno, evitare; sempre se è possibile, il latte artificiale, perchè, l’allatamento al seno fornisce un latte che non può essere paragonato a qualsiasi latte artificiale che deve dare delle calorie; il latte materno dà molte cose, e al suo interno vi sono dei prebiotici; ovverosia, orgnismi vivi che sono il nutrimento dei probiotici( fermenti ) deputati al rafforzxamento dell’attività gastrointestinale. E questi prebiotici vengono utilizzati dai batteri intestinali buoni per crescere, quindi, l’allattamento al seno è cruciale per sviluppare questo microbiota perfetto. E’ in più, il latte materno, contiene tante altre sostanze ad azione antiinfettiva che servono, appunto, per evitare che alcuni batteri cattivi possano sopracrescere. Un altro concetto fondamentale è di evitare al bambino di crescere in quella cappa di vetro; voglio dire, che nella natura dell’uomo non è previsto che un bambino cresca su un tvolo sterile senza contatti con l’esterno; il bambino deve, ovviamente, e compatibilmente con le logiche, delle norme, ma deve potere avere contatto con l’esterno, poichè, ancge tramite il contatto si stabilisce un microbiota che è presente nell’ambiente e che deve colonizzare l’apparato digerente. L’altro punto fondamentale che lascia sbalorditi, è che se un bambino prnde delle dosi sub-ottimali di un antibiotico nei primi 24-36 mesi di vita, sarà destinato a un rischio enorme di sviluppare obesità in età adulta. E questo perchè? Perchè, una sostanza che può essere tossica per il microbiota può selezionare un microbiota particolare che poi rimarrà nell’intestino di quel bambino per tutta la sua vita. Questo microbiota che si seleziona nelle prime fasi della vita si chiama mcrobiota nativo; ovvero, il cuore del microbiota che non potrà mai più essere modificato nella nostra vita. Si può cambiare la dieta. Sappiamo bene che la dieta è fondamentale perchè, in qualche modo il microbiota si adegua a quello che gli arriva, però, è anche vero, che il microbiota nativo, lo si porterà dietro tutta la vita. Quindi, evitare- se possibile -, nei primi anni di vita gli antibiotici. Altro punto, e credo sia un’altra cosa sbalorditiva, e cioè, se nell’intestino esistono migliaia di specie di miceti, virus, batteri, noi li possiamo modulare con l’antibiotico terapia ? Beh, partiamo dal concetto che gli antibiotici non sono stati sviluppati per modificare il microbiota intestinale; anche perchè, quando sono stati scoperti si pensava a tutto tranne al microbiota. L’antibiotico è stato scoperto  a seguito della presenza di malattie infettive dominanti. Si pensi alla polmonite, la tubercolosi, che  erano malattie cusate da un patogeno; quindi l’ntibiotico nasceva per combattere l’agente patogeno. Che cosa abbiamo visto nell’ultimo periodo ? Abbiamo vissuto un’epoca di uso di antibiotici ad ampio spettro, in modo che qualsiasi tipo di batterio che causasse la polmonite lo si poteva uccidere. Cosa si è scoperto allora? Si è scoperto che il microbiota intestinale, il microbiota genito-urinario, il microbiota respiratorio, risente moltissimo degli antibiotici che la persona prende, e se utilizziamo antibiotici a ampio spettro andiamo  anche a demodulare il microbiota di  qusti distretti determinando la cosiddetta DISBIOSI, cioè a dire, facciamo perdere l’equilibrio. Per farmi capire, e soprattutto il sesso femminile, quando segue una terapia con antibiotici per un qualsiasi motivo,  si realizza una cistite da Candida, o una vaginite da Candida oppure nelle feci, si riscontra una candidosi fecale. Ebbene, il problema è proprio questo, e cioè, che se andiamo a causare una Disbiosi; ovvero, un’alterazione della flora intestinale,  un antibiotico ad ampio spettro può fare abbassare la specie batterica di questo microbiota, e a quel punto, la candida, che fra l’altro è sempre presente, sale. Quando viene trovata la candida in un esame di laboratorio non è che la candida non c’è e il trovarla vuole significare che trattasi di un patogeno, n no, la candida c’è sempre ed ha pure delle funzioni probabilmente anche buone per l’organismo perchè i miceti presenti nell’apparato digerente, nell’apparato genito-urinario, servono, in qualche modo a controllare l risposta Immune. Il problema è, che se si abbassano troppo le comunità  batteriche possono sovracrescere  le micotiche, pr cui, anche quà dobbiamo porci cento volte il problema prima di fare un antibiotico, e soprattutto evitare delle terapie antibiotiche immotivate. Chiaramente, se c’è un patogeno, va dato l’antibiotico, ma la cosa più importante è dare l’antibiotico target; ovvero, l’antibiotico bersaglio per quel tipo di agente patogeno. Calcolate ad esempio un antibiotico prodotto in Italia che si chiama Rifaximina( ometto il nome commerciale ), e che trova impiego soprattutto per l’apparato digerente perchè è un antibiotico non assorbibile; beh, si è visto che questa Rifaximina, oltre ad abbattere alcune comunità batteriche cattive, ne fa crescere alcune buone, propio perchè si è visto ch, molti antibiotici non hanno solo un effetto dannoso, ma possono, attraverso questa  modulazione di queste  classi di batteri o miceti, di fare crescere batteri buoni. E quà si pongono dei problemi. Ma gli antibiotici funzionano sempre abbattendo le classi oppure facendo crescere quelli buoni ?

Bene, voi pensate,  a quelli che erano una volta gli impianti di musica. C’era l’equalizzatore, e si aveva un suono perfetto, dovuto al perfetto equilibrio di tutte le tracce della musica. Ebbene, il microbiota è questo. Noi non possiamo pensare mai di abbattere qualche cosa, perchè le cose buone debbono rimanere alte.

Esiste un tipo di infezione molto pericolosa, che a volte consegue all’uso di antibiotici molto potenti, ed è l’infezione da “Clostridium difficile ” che provoca una diarrea devastante, soprattutto perchè questo Clostridium difficile è resistente a tutti gli antibiotici che abbiamo, e  colpisce soprattutto la popolazione fragine; cioè, non è un caso che nel nostro paese abbiamo in certi periodi delle vere e proprie epidemie di diarrea da Clostridium difficile nell’anziano, che di base, magari si nutre male, quindi, non dà da mangiare ai batteri buoni; e che magari spesso fa molte terapie che vanno a danneggiare il microbiota. Inoltre fa poco movimento. Ebbene, si è visto che l’anziano che ha un microbiota quasi sempre disbiotico( alterato ), se prende un antibiotico troppo potente può far crescere questa classe di Clostridium  particolare; ovverossia la specie”Clostridium difficile”. A questo punto è pur vero che bisogna dare un antibiotico per attaccarlo, ma anche, far si, che cresca il microbiota buono.

Calcolate che, quello che è emerso negli ultimi due anni, e che veramente lo si può definire un vero boom della medicina, è la possibilità che ci fornisc il trapianto del microbiota. Cioè, se noi non conosciamo ancora il microbiota e lo vogliamo rimodulare; beh, una possibilità è il trapiantarlo : un microbiota buono in una persona che lo ha danneggiato. A mio avviso, oggi, e lo ritengo pratica clinica  molto importante, in caso di diarrea Clostridium difficile a resistenza a tutti gli antibiotici, e dove il medico non ha alcuna alternativa per questi pazienti; fra l’altro, in molti anziani destinati a morire, è quello di effettuare in questi pazienti il trapianto del microbiota di un soggetto sano; e su questo, in Italia, si sta molto lavorando.

Voglio ancora dire, che impiegare un antibiotico funziona nel 20% dei casi; ovvero 2 su 10, mentre fare il trapianto la guarigione si assesta in  9 su 10 casi. Ognuno può dire:”Ma se io cambio il microbiota in un paziente con diarrea devastante lo posso fare in altre malattie, visto che il microbiota c’entra ? Per esempio in soggetti diabetici, obesi. Posso cambiare il microbiota da uno magro ad uno obeso per farlo calare di peso ? Posso cambiare il microbiota da uno sano in uno con colite ulcerosa, o magari, da un soggetto sano e assolutamente sereno in una persona con disturbi  del comportamento ?” Ebbene, questa sembra essere la grande sfida del prossimo triennio. Certo, sulla carta si, prò è anche vero che dentro al microbiota ci potrebbero essere dei patogeni che non si conoscono; perciò, pensare di trapiantare il microbiota o pensare di modularlo troppo se non lo conosciamo ancora bene potrebbe essere pericoloso. Calcolate che in una malattia da Clostridium difficile non ci sono alternative. La maggioranza di questi soggetti può andare incontro  a morte, per cui il trapianto in questi casi; come si dice in medicina in termini poco allettanti è ” Costo -efficacia”. Fare il trapianto di microbiota in altre malattie non letali, può essere pericoloso e non ci si può meravigliare per questi soggetti che a distanza di 5-10 anni potrebbero  aver preso virus, miceti sconosciuti. Quindi, è questa un’area piena di possibilità di ricerca, piena di sfide e anche pina di potenziale pericolo.

A voler toccare la relazione che c’è tra cervello e apparato digerente, credo sia fondamentale sapere che cervello e apparato digerente siano accomunati da qualche cosa; tutti e due hanno un enorme numero di terminazioni nervose. Nell’apparato digerente c’è un sistema neuroenterico, che è fatto da tantissime fibre neurologiche in comunicazione col cervello; e questo perchè? Bene, si calcoli ciò che deve fare l’apparato digerente. Esso deve assorbire tutto quello che noi assumiamo, che mangiamo, decidere cosa prendere, fornirne una parte al fegato; e questo asse, Fegato-pancreas-intestino deve continuamente e senza sosta alcuna, prendere, spacchettare e ricostruire, quindi è veramente un sistema altamente complesso che  è alla base della vita e della sopravvivenza di una persona. Si è visto, che questi due cervelli, comunicano, ed il microbiota è in grado di  comunicare col cervello centrale tramite tutta una serie di neurotrasmettitori, di sostanze che  produce e tutta una serie di meccanismi ancora in parte conosciuti. Però si è visto che negli animali, ad esempio, se prendiamo un animale e gli facciamo fare  determinate azioni fin quando le impara e prendiamo il microbiota di questo animale e lo mettiamo in un altro animaletto, che non ha mai fatto quelle azioni, l’animaletto è in grado di fare automaticamente quelle stesse funzioni. Praticamente è come se  il microbiota intstinale conduca anche dei tratti di personalità, e quindi è facile capire che è a questo punto che tutte le nostre conoscenze o una buona parte delle nostre conoscenze possono essere rimesse in discussione. Cioè, la vera forza dello studio sul microbiota intestinale è stato quello di aver fatto capire che all’interno del nostro organismo abbiamo un nuovo organo che ha delle funzioni fondamentali per proteggerci dalle malattie, come pure essere cause di malattie, e che i ricercatori stanno studiando con estremo impegno,

La cosa interessante è, che questo argomento non è, come può sembrare appartenente alla gastroenterologia, ma è un argomento di chi si occupa di diabete, di obesità, dei disturbi del comportamento, di chi si occupa di malattie neuropsichiatriche; insomma, non ci sono limiti. Inoltre, il microbiota si rivela essere organo altamente fondamentale e  responsabile nello sviluppo di tumori dell’apparato digerente, dove il microbiota  non sia come causa o come momento attivatore( come detto in precedenza  per l’Elicobacter pylori ). I dati che stanno emergendo sul tumore del colon-retto sono impressionanti. Sono pochi i modelli animali dove si può sviluppare il tumore in ambiente privo di batteri nell’apparato digerente: questi batteri sono fondamentali per lo sviluppo di tumori del colon, del pancreas, delle vie biliari, dello stomaco, dell’esofago; ovverosia, di tutti i distretti dell’apparato digerente. E questo deve far pensare a delle possibilità di studio per quest’organo volto a scoprire come curare il tumore dell’apparato digerente. Ma come modularlo questo microbiota ? Prima abbiammo accennato agli antibiotici, va bene si, ma bisogna conoscere meglio questi antibiotici per evitare di fare più danni che benefici. L’altra cosa fondamentale è sul come si può modulare il microbiota; sicuramente la dieta. Il microbiota è in grado di detrminare cosa assorbire di un pasto che stiamo assumendo; meccanismo, questo,  detto “effetto del 2° pasto”, cioè, se noi la mattina facciamo una colazione estremamente povera di fibre; si calcoli che il grosso del microbiota  vive nel colon, ed è chiaro che gli deve arrivare da mangiare; e cos’è il massimo per il microbiota del colon ? Sono le fibre, fondamentalmente quelle sostanze; frutta, vrdura, che non sono assorbite dall’organismo arrivano non assorbite nel colon. I batteri li utilizzano e le mangiano. La massima parte della massa fecale è fatta proprio di fibre non assorbite; perchè; voi pensate, che se noi prendessimo qualcosa che venga tutto assorbito; ad esempio una alimentazione fatta solo di riso che non ha fibre, è chiaro che la massa fecale non si formerebbe.

Pensiamo a quelle persone che dicono:” Ah, io sono stitico, non vado regolarmente di corpo!” e a costui chiediamo:” Mangi fibre ?” e lui risponde:” No, non ne mangio, mangio solo riso e pasta ” Beh, per forza non produce massa fecale. Quindi il microbiota va alimentato. Se esso viene alimentato al mattino con una colazione fatta di Yougurt e frutta, c’è tanta fibra, per cui il microbiota viene alimentato e quindi, nel pasto successivo che è il pranzo, il microbiota non richiede tanta energia e dice all’asse Fegato-pancreas-intestino-crvello:”Io sono stato alimentato, ho assorbito una parte di quello che sta entrando!” Ma se, di contro, nella colazione del mattino non gli diamo fibre, questo cervello mtabolico del colon dice agli altri organi :” assorbite tutto quello che sta entrando, perchè io non sono stato nutrito. Cosa vuol dire questo? Vuol dire, che il valore delle calorie secche di un alimento è molto relativo, perchè il nostro organismo può decidere, e lo fa anche tramite il microbiota intestinale su cosa assorbire del pasto che stiamo ingerendo. Pertanto, è facile comprendere che le conoscenze del microbiota faranno progressivamente saltare molte delle attuali conoscenze su quale sia l’alimentazione ottimale per nutrire quello specifico microbiota, per cui ci si può porre la domanda di quanti soggetti affetti da disturbi gastrointestinali se potrebbe essere utile lo studio del microbiota personalizzato, e quindi, tentare di modularlo.

Ebbene, per concludere, va considerato un dato molto importante e cioè, che questa è un’area in rapidissima evoluzione e bisogna avere da una parte del personale microbiologo brvi a saper caratterizzare  questo microbiota, molto professionali, competenti e che diano dei risultati estremamente attendibili e senza alcun commento.

IL CODICE GENETICO MITOCONDRIALE è DIVERSO DAL CODICE NUCLEARE

Analisi del DNA mitocondriale

Il codice genetico utilizzato nei mitocondri degli animali e dei funghi è diverso dal codice standard usato da tutti i geni dei procarioti e da tutti i geni nucleari degli eucarioti; è degno di nota il fatto che il codice è addirittura  diverso nei mitocondri di specie differenti. I motivi perchè si sia verificto questo denomeno nel corso dell’evoluzione non è chiaro; anzi è misterioso. Ad esempio, il codone UGA; ovvero la tripletta di nucleotidi dell’RNA messaggero( acido ribonucleico messaggero ), è normalmente un codone di arresto,  ma dai sistemi mitocondriali, viene letto come uno Triptofano; nelle piante, invece, rimane essere un codone di arresto. I codoni AGA ed AGG  del nucleo; quindi non del mitocondrio, codificano l’Arginina, non solo nel DNA nucleare, ma anche nel  DNAmitocondriale(mtDNA) dei funghi e delle piante, ma sono triplette di nucleotidi(codoni) di arresto nel DNA mitocondriale, di tutti i mammiferi; ivi compreso l’uomo.

I miticondri delle piante sembrano utilizzare il codice genetico standard; ovvero, quello nucleare. Tuttavia, confronti tra le sequenze amminoacidiche delle proteine mitocondriali delle piante e le sequenze nucleotidiche degli mtDNA( DNA mitocondriale) delle piante avevano suggerito che CGG, potesse codificare o l’arginina(amminiìoacido standard ) oppure Triiptofano. Questa apparente non specificità del codice mitocondriale delle piante può essere spiegata dal processo di “editing” dei trascritti mitocondriali di RNA, che può convertire residui di citosina in residui di uracile. Se una sequenza CGG viene convertita in UGG, il codone codifica il Triptofano, che è l’amminoacido standard per UGG, mentre i codoni CGG  non modificati codificano l’Arginina che è l’amminoacido standard. I sistemi di traduzione dei mitocondri delle piante utilizzano quindi il codice genetico standard.

Cosa  causa una mutazione del DNA mitocondriale ?

Causa diverse malattie, ma la gravità che viene causata da una mutazione del mtDNA(DNA mitocondriale) dipende dalla natura della mutazione e del rapporto quantitativo tra DNA mutanti e quelli normali presenti in un particolare  tipo di cellule. In genere, se nel DNA mitocondriale(mtDNA) sono presenti mutazioni, le cellule contengono un miscuglio di mtDNA normali e di mtDNA mutanti; questa condizione è nota col termine di “Eteroplasmia”. Ogni volta che una cellula somatica o germinale deil’uomo si divide, gli mtDNA( DNA mitocondriali ) mutanti e quelli normali segregano  casualmente nelle cellule figlie, così come avviene nelle cellule di lievito. Di conseguenza  il genotipo  degli mtDNA varia da una generazione e da una divisione cellulare alle successive e può prevalere il tipo normale o quello mutante. Poichè tutti gli enzimi necessari per la duplicazione e la crescita dei mitocondri, come la DNA e la RNA; ovvero, l’acido desossiribonucleico e l’acido ribonucleico polimerasi, vengono importati dal citosol, un DNA mitocondriale(mtDNA)  mutante non dovrebbe rappresentare uno svantaggio per la repliczione; le mutazioni causate da ampie delezioni dell’mtDNA potrebbero addirittura apportare un vantaggio selettivo durante la replicazione.

Tutte le cellule possiedono mitocondri, ma le mutazioni del DNA mitocondriale  hanno un effetto soltanto su alcuni tessuti. E quelli più frequentemente influenzati sono i tessuti che necessitano di grandi quantità di ATP (adenosintrifosfato); un nucleotide molto diffuso negli organismi viventi e costituisce la principale fonte energetica  che utilizza una cellula.

Facciamo un esempio. Si prenda la neuropatia ottica ereditaria di Leber; che si caratterizza per la degenerazione del nervo ottico e si manifesta con una evoluzione progressiva verso la cecità, ha come causa una mutazione detta ” non senso” del gene del DNA mitocondriale che codifica la subunità 4 della NADH-cOq reduttasi: trattasi di un grosso complesso enzimatico strutturato nella membrana mitocondriale  interna.

Le delezioni; ovvero, le mutazioni cromosomiche rappresentate dalla mancanza di un segmento in uno dei cromosomi omologhi che fanno parte di un cariotipo, di lunghi tratti di mtDNA causano altre forme di malattie, compresa l’oftalmoplegia esterna progressiva e la dindrome di Kearns-Sayre, entrambe

caratterizzate da anomalie dell’occhio; la sindrome di Kearns-Sayre è inoltre caratterizzata da un ritmo cardiaco anomale e dalla degenerazione del sistema nervoso centrale. Un terzo tipo di patologia che causa difetti delle fibre muscolari( le cosiddette RED RAGGED FIBERS) con mitocondri assemblati in modo irregoalri ed è assosiata a movimenti spasmodici incontrollati, è provocata da una singola mutazione :TYCG del tRNA( RNA di trasporto) mitocondriale per la lisina. A causa di questa mutazione apparentemente, viene bloccata la traduzione di diverse proteine mitocondriali.

MUTAZIONE RECESSIVA E MUTAZIONE DOMINANTE

Tra tutti gli organismi una differenza genetica fondamentale è rappresentata dal ftto che essi contengano un insieme di cromosomi singoli o due coppie di ogni cromosoma.  Il caso di cromosomi singoli viene definito come “Aploide”, mentre nel caso di cromosomi  con due coppie viene definito “Diploide”. Molti organismi unicellulari semplici sono aploidi; ovvero che contengono un insieme di cromosomi singoli, mentre gli organismi pluricellulari complessi; ad esempio i moscerini, i topi e l’uomo stesso, sono Diploidi. Forme diverse di un gene; ad esempio normale e mutante, sono definite come alleli( attributo di  due  o più geni che occupano le stesse posizioni in loci genici. Poichè gli organismi diploidi( uomo, moscerino, topo ecc.) portano due copie di ogni gene. essi possono portare alleli identici, cioè essere omozigoti per quel gene, oppure portare alleli differenti, cioè essere eterozigoti per quel gene.

Una mutazione recessiva è tale quando entrambi gli alleli debbono essere mutanti affinchè il fenotipo(caratteristiche  morfologiche e funzionali di un organismo considerate come espressione del suo genotipo ). Invece, al contrario, le conseguenze fenotipiche  di una mutazione “dominante” si possono osservare anche in un individuo eterozigote che porta un allele mutante e un allele normale. Le mutazioni recessive inattivano il gene colpito e portano a perdita di funzione. Per esempio, mutazioni recessive possono rimuovere in parte o completamente un gene dal cromosoma, distruggerne l’espressione o alterare la struttura della proteina codificata alterandone di conseguenza la funzione. Al contrario, le mutazioni dominanti portano spesso ad un guadagno di funzione. Per esempio, mutazioni dominanti possono aumentare l’attività di un dato prodotto genico, conferendo una nuova attività a quel prodotto o condurre  ad una sua espressione spazialmente o temporalmente inappropriata. Tuttavia, anche le mutazioni dominanti possono essere associate  a perdita di funzione. In alcuni casi, per avere una funzione normale sono necessarie due copie del gene, cosicchè rimuovendone una sola copia si produce il fenotipo mutante. Questi geni vengono definiti come “Aplo-insufficiente”. In altri casi, le mutazioni  in un allele possono portare a modificazioni strutturali della proteina che interferiscono con la funzione della proteina normale codificata dall’altro allele. Queste vengono definite “mutazioni dominanti negative”

Alcuni alleli possono essere associati sia con un fenotipo recessivo sia con un fenotipo dominante. Per esempio, i moscerini eterozigoti per l’allele mutante STUBBLE(Sb) hanno peli del corpo corti e ispidi, anzichè i consueti peli lunghi e sottili. In questo caso, l’allele  mutante è a carattere dominante. Al contrario, i moscerini omozigoti per questo allele muoiono durante lo sviluppo. Quindi, il fenotipo recessivo associato con questo allele è letale, mentre il fenotipo dominante non lo è.

glt

CELLULA….DNA, RNA, PROTEINA…..

………..UN POST COSI’……….

Tutti gli eventi avvenuti nell’arco di miliardi di anni, nel processo storico che viene chiamato “evoluzione” fornisce i dati circa la forma e la struttura dell’odierno mondo vivente. La grande intuizione di Charles Darwin fu che tutti gli organismi sono compresi in una grande catena  di esseri viventi che si estente da quel lontanissimo passato all’immediato presente di oggi.

Oggi sappiamo che i nostri geni, visti dl punto di vista chimco sono composti di ACIDO DESSOSSIRIBONUCLEICO; ovvero il conosciuto DNA, che in buona sostanza determinano la struttura biologica e conservano l’integrazione cellulare.

E così, i geni codificano le Proteine che sono i pirincipali costituenti della struttura della cellula. Durante l’evoluzione i geni hanno subito una tale conservazione che alcuni geni dell’uomo funzionano in una cellula di lievito e un altro considerevole numero funziona nella cellula della mosca. Tra i numerosi eventi che si verificano nella vita di una cellula sono da considerare  una molteplicità di trasformazioni chimiche specifiche che forniscono alla cellula energia utilizzabile e mlecole necessarie per formare nuove strutture e coordinare nuove attività. Ma come funzionano  ie principali sostanza che compongono una cellula ? Bene, consideriamo che l’acqua, gli ioni inorganici e un gran numero di molecole organiche piccole, come lo zucchero, le vitamine gli acidi grassi costituiscono circa il 75-80% del peso della materia vivente. Tra queste l’acqua è di gran lunga la più abbondante. Il resto è costituito da macromolecole; i quali vanno considerati come tanti singoli mattoni che permettono di costruire strutture più grandi.

Ma la macromolecola che attira di più l’attenzione non è una proteina bensì un acido: l’acido DESOSSIRIBONUCLEICO(DNA), le cui proprietà funzionali lo rendono la molecola più importante della cellula. Gli scienziati Watson e Crick 50 anni fa la proposero i due lunghi filamenti vvolti ad elica attorno a un asse a formare una doppia elica( vedi in figura sotto )

Secondo una visione comune, il DNA  è la forma di accumulo delle informazioni genetiche che le macchine proteiche leggono per l’utilizzo da parte della cellula. Ma per un tale processo è necessaria una terza macromolecola; ovvero l’ACIDO RIBONUCLEICO(RNA). In ultima analisi, possiamo paragonare il DNA alla centrale delle poste che contiene tutte le notizie, e che necessita di un messaggero per distribuirle nei siti segnalati. Quindi il DNA  la posta centrale, il RNA  il postino. Un importante trio, insomma:  DNA, RNA, PROTEINE presenti in ogni cellula.

SI PUO’ CONTRASTARE IL PROCESSO DI INVECCHIAMENTO ?

Quanto seguirà, non è farina del mio sacco, e neppure un copia incolla. E’ l’esito di un testo che casualemente mi sono trovato fra le mani, e mi ha incuriosito. In esso, l’esordio dice che la maggior parte di noi ritiene l’invecchiamento un processo geneticamente predominante, che sfugge al nostro controllo. Ammiriamo quelle persone che a ottant’anni e anche oltre sono ncora sane e vigorose e scuotiamo la testa quando vediamo cinquant’enni che mostrano già una faccia stanca.

Le recenti conquiste scietifiche  indicano però che in realtà  possiamo prendere delle misure per regolare il nostro processo di ivecchiamento. James Fries, docente di medicina  preventiva alla Sanford University Medical School, ha detto che l’essere umano, così come altri animali vanno soggetti alla perdita delle loro funzioni fisiologiche man mano che invecchiano. La capacità del cuore e dei polmoni di trasportare l’ossigeno nel sangue  ai vari organi diminuisce. I reni  perdono gradualmente la forza di filtrare i veleni presenti nel sangue. Le energie calano. La memoria a brve termine e la capacità di analizzare situazioni complesse, risultano compromesse. Anche la vista, con l’avanzare dell’età diminuisce, e l’udito si indebolisce e la cute prede la sua fisiologica elasticità. Bene, secondo il dottor James Fries  non ci si deve scoraggiare, in quanto tutte queste caratteristiche appena elencate , possono essere modificate tramite la nutrizione, le abitudini di vita e i fattori ambientali. I professori Irwin Rosembreg e William Evans dell’università di Boston  specializzati in nutrizione  umana sull’invecchiamento, ritengono entrambi che i cosiddetti marcatori biologici dell’invecchiamento possono essere tutti migliorati controllando tutti i propri geni. Dicono in merito:” E’ possibile adottare modelli alimentari e provvedimenti che innalzano di parecchio la capacità di invecchiare molto più lentamente”.

In buona sostanza assumendoci la responsabilità di invecchiare in buona salute, non solo arricchiremo un beneficio a noi stessi, ma contribuiremo a ridurre spese inutili al sistema sanitario.

Agli inizi del 1900, solo il 4% della popolazione americana aveva più di 65 anni, Oggi, gli ultrasessantacuenni hanno scavalcato la soglia  del 13%. Alla nascita l’aspettativa di vita è passata da 47 anni del 1900, agli attuali 76 anni e oltre. I gerontologi affermano che nel 2050 la vita media sarà di 83 anni.

Se prevediamo di vivere più a lungo, dobbiamo anche pensare a come vivere più sani man mano che invecchiamo. L’incidenza di numerosi disordini di natura cronica, come artrite, demenza, ipertensione, ictus ed enfisema sta diminuendo. Il calo di malattie nell’età avanzata è stato attribuito a una combinazione di fattori, come stile di vita, alimentazione e ambiente, nonchè a una migliorata assistenza medico-sanitaria a favore degli anziani. Non bisogna accontentarsi di starcene tranquilli su una sedia a dondolo, e di giocare a tre sette tra amici, ma secondo la nuova gerontologia si deve viaggiare, coltivare interessi, restare attivi, praticare sport dolci e tornare a studiare per apprendere nuovi argomenti. Ebbene, per raggiungere quest’obiettivo non basta  non avere malattie, ma richiede una capacità  funzionali superiori.

Il dottor John Rowe afferma: ” Vi sono differenze qualitative e quantitative fra i fenomeni che si accompagnano all’invecchiamento e i fenomeni patologici legati a malattie – lo stato di salute e le condizioni funzionali nell’età avanzata sono sempre più considerati come qualcosa che è sotto il nostro diretto controllo. L’impegno è quello di aumentare le probabilità per gli anziani non soltanto di evitare le mlattie e l’invalidità, ma anche di invecchiare in buona salute, quindi con successo”.

Qual’è la soluzione ? Secondo il professor  Fries, consiste nel conservare delle riserve funzionali negli organi, in modo che questi possano resistere agli inevitabili stress esistenziali, in grado di provocare malattie e declino funzionale. E’ notorio, che i giovani posseggono in ogni organo notevoli riserve funzionali superiori  al loro stesso fabbisogno. Quando il loro organismo è sottoposto a sollecitazioni a causa di processi infettivi, traumi o altre lesioni in modo da rimanere indenni. Con l’vanzare dell’età, è ovvio che queste riserve vanno diminuendo, e gli stress che anni prima si riusciva a superare mobilitando le riserve, adesso hanno il sopravvento e producono la “malattia” dell’invecchiamento. Secondo gli studiosi sopra citati, è possibile riacquistare le riserve perdute, attraverso un giusto programma per favorire la salute, in accordo con le esigenze di natura genetica.

Secondo un articolo  su un auterevole gironale; il Brtish Medical Journal si legge: ” Considerando le malattie nel loro insieme, il tasso totale di mortalità in paesi industrializzati come la Gran Bretagna, è 50 avolte maggiore all’età di 80 anni che a quella di 20. Perchè ?  Quali sono i meccanismi biologici  responsabili di una differenza  di mortalità così notevole fra anziani e giovani ? Il fatto che un numero così elevato di importanti malattie  è più diffuso tra anziani che non fra i giovani, lascia sottintendere forse che debba esserci qualche processo biologico diffuso, chiamato “invecchiamento”. La risposta, soprattutto per il cancro, per gli studiosi di cui sopra è: “Non deve essere così!”.

Un ltro autorevole professore americano, ha descritto il ruolo complesso della genetica nello stabilire la durata della vita, i quadri di salute e di malattia. Egli sottolinea:” Le ricerche approfondite, condotte negli ultimi decenni, indicano che per quanto riguarda la durata della vita l’ereditarietà conta relativamente. I nostri geni modificano il funzionamento  del nostro metabolismo in risposta a determinati fattori, connessi con le situazioni ambientali e lo stile di vita. Il fatto che in età  molto avanzata l’ereditarietà dell’aspettativa di vita conti relativamente, e la penetranza variabile dei fattori di rischio genetici, significano che la scelta dello stile di vita condiziona profondamente le conseguenze dell’invecchiamento”-

E’ di pubblico dominio il fatto che le persone in età molto avanzata vengono spesso accusate di pesare  eccessivamente sui servizi sanitari a causa dei loro malanni e delle loro infermità , facendo lievitare vertiginosamente i costi assistenziali sanitarie. Ebbene, secondo alcuni studi  recenti, questa convinzione è del tutto errata, in quanto il costante aumento dei costi  non è da attribuire alla vecchiaia in sè per sè, ma la responsabilità  ricade piuttosto su quelle persone  che sono in cattive condizioni di salute, e si avviano  verso una morte prematura. E ancora, un altro gruppo di medici olandesi scrivono:” E’ NOSTRA OPINIONE CHE LA VECCHIAIA  SIA UN FORMIDABILE INDICE  DELLA SALUTE DI UNA POPOLAZIONE, E CHE NON DEBBA ESSERE STIGMATIZZATA COME UNO SPRECO O UN PESO PER LA SOCIETA’. LA NOSTRA IPOTESI E’ CHE SIA LA MORTE, PIU’ CHE LA VECCHIAIA, A COMPORTARE COSTI ELEVATI”.

In conclusione, lo studio di questi studiosi offre a considerare l’importnza dei nostri geni nel corso dell’intero processo di ivecchiamento, La signora Ella Scotchmer sebbene i concetti della nutrizione genetica non le siano noti è riuscita in tale programma. Oggi ha 102 anni, pienamente autonoma e attribuisce la sua longevità a una alimentazione sana e al fatto di non avere mai avuto risentimenti per nessuno. La signora insegna in un centro per anziani e fa volontariato.

In buona sostanza, la signora Ella Scotchmer ha fatto in modo che i suoi geni che ha avuto in erdità  venissero espressi in un fenotipo sano per più di un secolo, e questo non conoscendo nulla di biologia molecolare della cellula.

MALATTIA CELIACA

 

Questa malattia; che prende il nome di sprue non tropicale, o enteropatia da glutine o steatorrea idiopatica, è una malattia infiammatoria cronica della mucosa che riveste l’intero intestino tenue; ovvero, quel tratto di intestino lungo circa 7 metri ed è il tratto più sviluppato  in lunghezza. Esso è diviso in tre parti: il duodeno, il digiuno e l’ileocecale. Il tenue origina dal Piloro; ovvero, la parte terminale dello stomaco che ha il ruolo di regolare il transito del contenuto gastrico nel duodeno; che ne è la parte iniziale dellintestino tenue. Le pareti interne del tenue sono ricoperte da villi; ovvero microstrutture responsabili dell’assorbimento degli elementi nutritivi che vengono introdotti col cibo,  e da plichi circolari che allargano la superfecie del tenue, quindi favorire la digestione e l’assorbimento.

Il ruolo di questo lungo tratto intestinale è quello di portare a termine il processo digestivo che inzia dalla masticazione; ovvero dalla bocca. Il completamento della digestione avviene  tramite l’azione dei succhi enterici.
Bene, come detto all’inzizio, la mucosa che riveste quest’intestino per cause dovute a intolleranza al glutine determinando malassorbimento verso uno o più nutrienti, e ad essere colpiti sono in numero maggiore i soggetti maschili, e di qualunque  fascia di età.

Il glutine si sà, è un complesso proteico  presente in alcuni ceriali; ad esempio, il frumento, il farro, la segale, l’avena, spelta, kamut.  La GLIADINA che è la componente del Glutine nel frumento è la responsabile della patologia. Mentre, altre proteine con le stesse caratteristiche della Gliadina sono presenti nell’avena, nel kamut, spelta ecc.

La causa non è ancora nota, La malattia è relativamente ferquente, e la sua diagnosi viene soltanto formulata in una ridotta percentuale di casi rispetto a quelli realmente  esistenti a motivo dei segni o disturbi di scarso rilievo; spesso silenti; da quì i termini Celiachia silente,  Celiachia latente. Tuttavia non si escludono ruoli ambientali e immunologici, nonchè genetici. Il fattore causale predominante è il riscontro di presenza del glutine  nell’alimentazione; l’aspetto immunologico  viene avvalorato dalla presenza di anticorpi anti-gliadina e autoanticorpi anti- endomisio. L’aspetto genetico lo suggerisce  l’incidenza elevata della patologia nei parenti consanguinei, e dalla presenza dell’espressione genetica HLA-DO2.

Si suppone quindi che l’introduzione di alimenti contenenti glutine in soggetti geneticamente predisposti determini una risposta immunitaria a livello intestinale che causa infiammazione cronica e conseguente danno della mucosa consistente nell’appiattimento fino alla scomparsa dei villi intestinali. L’astensione dal glutine ripristina in breve tempo la normalità   La malattia può insorgere in qualsiasi periodo della vita; molto spesso, si manifesta  tra il sesto e il dodicesimo mese, vale a dire all’epoca dello svezzamento , quando il bambino  passa da un’alimentazione  esclusivamente lattea ad un’alimentazione includente cibi  che contengono glutine. Ma può insorgere anche più tardi e sebbene  sia più frequente  che i soggetti adulti  colpiti abbiano  già avuto  il morbo celiaco  durante l’infanzia , questo può trasformarsi senza alcun precedente anamnestico tra i 30 e i 60 anni di età con massima incidenza intorno ai 40 anni. Quando  l’esordio si verifica nell’infanzia  è più severo e acuto e si caratterizza con diarrea e numero di scariche  piuttosto elevato; soventi le feci sono stetorroici; ovvero, assumono il colore chiaro e abbondanti, untuose e puzzolenti. Alla diarrea si accompagna il vomito spesso incoercibile che induce facilmente alla disidratazione e acidosi. Si instaura un rapida perdita di peso, e anche la crescita subisce l’arresto dello sviluppo; a volte ritarda lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari. Sopra ho descritto la diagnosi in ordine alla presnza di anticorpi, ma l’esame più attendibile è l’esame istologico della mucosa intestinale, in cui si nota l’atrofia dei villi. L’emocromo riferisce  anemia, piastrine alterate(trombocitosi), verosimilmente correlata ad ingrossamento della milza(splenomegalia). Non di rado gli enzimi epatici(transaminasi) sono alterati.

La terapia prevede di evitare, in questi pazienti, l’uso del latte. Una buona percentuale( circa 80%) risponde bene con una dieta aglutinata. E coloro che non rispondono appieno con la sola dieta, rispondono di solito ai corticosteroidi(cortisone).

 

 

 

COLON IRRITABILE

I disturbi funzionali del colon possono determinare l’insorgenza di una sindrome clinica molto frequente che viene denominata colon irritabile. Questa sindrome è caratterizzata da disturbi dell’alvo con alternanza di periodi di stipsi e periodi di diarrea. I dolori addominali sono frequenti e tutto questo in assenza di alterazioni di tipo organico, quindi di tipo funzionale. Delle patologie gastrintestinali questa  detiene  il primato  nel disordine digestivo: circa il 30-50% di tutti i disturbi dell’apparato gastrenterico. Ad esserne colpiti sono più spesso i giovani adulti in età compresa tra i 20 e i 50 anni. Le donne sono leggermente più vulnerabili a questa sindrome.

Le cause sono  certamente complesse, ma si ritiene che nella maggior parte dei casi il colon irritabile abbia orgine psicosomatica, pur non escludendo l’importanza di altri fattori.

Molto spesso i pazienti affetti da colon irritabile hanno una personalità particolare che è stata definita di tipo ossessivo-compulsivo : in genere si tratta di soggetti ordinati, puntuali, coscienziosi, precisi, metodici ma vivono questa condizione in maniera osssessiva e nel contesto di una situazione di conflittualità in cui gli istinti aggressivi vengono continuamente repressi. Ed è proprio in questo difficile equilibrio tra aggressività e repressione che l’alvo risente maggiormente degli sbalzi; ad esempio, quando il soggetto  non riesce a controllare l’aggressività, aumenta la motilità del colon che prevalenza di stispi; in caso che  il soggetto reprime il istinto aggressivo provoca la diminuizione della motilità con riduzione delle austrature: quei rigonfiamenti che si susseguono lungo il colon e che si chiamano  HAUSTRA. Alchè, se c’è accentuazione di questi rigonfiamenti( AUSTRATURE) prevale la stipsi, mentre nelle fasi di intensa repressione, la motilità diminuisce e i rigonfiamenti( AUSTRATURE) diminuiscono, per cui  insorge la diarrea. D’altronde è notoriio quando persone debbono affrontare situazioni particolarmente impegnative, verso le quali avvertono un senso di paura, di tensione, di disagio sono facilmente esposti a episodidiarroici.

Ebbene, conoscere il significato di queste situazioni  psicologiche, che provocano l’insorgenza del colon irritabile, per il medico è molto importante, quindi indirizzare questi pazienti verso il riconoscimento della reale origine funzionale; non patologica, dei disturbi gastroenterici ed evitare di alimentare il sospetto  dell’esistenza di qualche malattia organica, e, dic onseguenza la somministrazione cronica di farmaci , non privi di  effetti collaterali sfavorevoli se assunti per lunghi periodi.

Ebbene, oltre ai fattori psicologici che rappresentano certamente la condizione più importante, esistono altre circostanze che giocano un ruolo a favorire l’insorgenza del colon irritabile, e non di meno, certe abitudini alimentari in cui c’è un basso contenuto dis corie, o di intolleranze verso certi alimenti, o una vita troppo sedentaria, o anche per abuso di lassativi.

Per diagnosticare questa sindrome, come detto sopra è importante la sintomatologia; ad esempio, se il dolore addominale si riduce  con defecazione, o, se le feci sono molli all’insorgenza del dolore, se le emissioni sono frequenti, se le feci sono miste a muco, o quando si ha la sensazione di avere evacuato completamente.

Gli esami di laboratorio risultano normali, così come per le feci, il clisma opaco e l’esame endoscopico del retto vengono eseguiti per escludere l’esistenza di una patologia di natura organica.

Nel caso di sindrome dell’intestino irritabile con dolore addominale e stipsi è utile un elevato apporto idrico( più di 2 litri d’acqua al giorno), dieta con fibre, l’ausilio di ansiolitici(benzodiazepine), procinetici e antispastici.

Nel caso questa sindrome è manifestata dalla diarrea è opportuno il ricorso  agli antidiarroici come terapia sintomtica( Loperamide, difenossilato) oppure l’utilizzo di speciali probiotici, o agli antibiotici attivi sulla flora batterica( Rifaximina ecc.).

Tutto questo, associato a uno stile di vita programmato con attività fisica, se c’è stimolo non rimandare oltre e abituarsi, per quanto possibile, di andare in bagno ogni girono sempre alla stessa ora…, più o meno.

VALUTAZIONE IMMEDIATA DEL NEONATO COL PUNTEGGIO APGAR

La valutazione clinica istantanea e globale, circa la vitalità del nascituro viene effettuata col sistema a punteggio che la dottoressa Virginia Apgar ha proposto circa 62 anni addietro. Il sistema è semplice, soprattutto riproducibile in ambienti diversi a condizione che si usi un minimo di attenzione.

Il punteggio APGAR si basa sulla valutazione semiquantitativa di 5 sintomi, inziando subito dopo 5 minuti che il bambino nasce  e a intervalli più lunghi dal parto, in modo da indicare la progressiva evoluzione dei sintomi considerati.

Se la frequenza cardiaca è assente il punteggio si segna zero, se sotto i 100 battiti al minuto si segna 1, se più di 100 si segna il punteggio di 2. Poi si passa all’attività respiratoria, se assente, il punteggio è zero, se debole, si segna 1, se buona con vagito, si segna 2. Si passa al tono muscolare, e nel caso è flaccido, si segna zero, se  la flessione spontanea degli arti inferiori è debole, si segna 1, se la flessione spontanea degli arti inferiori è forte; quindi una motilità attiva, si segna 2. Si passa la colorito, che se cianotico o pallido, si segna 1, se il corpo è roseo, ma gli arti inferiori sono cianotiche si segna 1,  se prevale totalmente il colore roseo si segna 2.

In ultimo si controlla l’eccitabilità riflessa, che se non dà alcuna risposta si segna  zero, se la risposta è debole si segna 1, se il  pianto è vigoroso si segna 2.

Ebbene, il punteggio totale deriva dalla somma dei punti attribuiti ad ognuno dei 5 sintomi. I neonati  che hanno un punteggio da 7 a 10, sono da considerare sani, se il punteggio va da 4 a 6 il bambino è moderatamente depresso, quelli, invece che hanno un punteggio da zero a 3,  sono considerati gravemente depressi. E’ importante che la prima valutazione del punteggio avvenga esattamente a un minuto dalla nascita, sia per ragioni di uniformità sia perchè l’evoluzione dei vari sintomi è rapidissma; a  tal fine è indispensabile l’uso di un dispositivo contasecondi e dotati di suoneria.

La frequenza cardiaca va valutata palpando la base del cordone ombelicale,o meglio, auscoltando col fonendoscopio.

Non occorre afre un conteggio esatto per non perdere tempo prezioso; basta la valutazione percettiva che la frequenza cardiaca è superiore o inferiore a 100 battiti al minuto. Nei casi dibbi si assegna il punteggio di 1.

Per quanto riguarda lo sforzo respiratorio, per potere assegnare il punteggio di 2 bisogna che il neonato esegua movimenti respiratori regolari ed efficaci o che il suo vagito si  molto vigoroso.

C’è un termine inglese: TSR; ovvero “time to sustained respiration”, che vuol dire, il tempo in secondi che intercorre tra la nascita e lo stabilirsi di una respirazione rapida e regolare. Se questo TSR è inferiore a 60 secondi, il numero APGAR per l’attività repiratoria sarà 2; in tutti gli altri casi sarà 1, o se il neonato ha sintomi apnoici, il punteggio sarà zero. Il tono muscolare viene valutato sulla base dell’attività motoria spontanea, della flessione spontanea degli arti, sia superiori che inferiori, del tono percepito dall’esaminatore, facendo compiere agli arti  alcuni movimenti passivi. Il punteggio di 2 può essere assegnato solo quando il neonato esegue vivci  movimenti spontanei o almeno quando vi è accentuata flessione spontanea dei quattro arti; braccia e gambe.

Per quanto riguarda il colorito, esso è forse il sintomo rilevabile più difficoltoso, in quanto, per valutarlo necessita che l’operatore disponga di una illuminazione diffusa e bianca e togliere la maggior parte del sangue e meconio che imbrattano la cute del bambino.

Il punteggio della ferquenza cardiaca è il più importante ai fini della diagnosi immediata di vitalità del bambino, ma ha scarso valore per il riconoscimento degli stati di sofferenza lieve. Inftti, la perdita del primo punto per la frequenza cardiaca è costantemente accompagnata dalla perdita di diversi punti a carico degli altri quattro segni. Può verificarsi che, se si apprezza una isolata riduzione dello sforzo respiratorio, verosimilmente si tratta di una lieve depressione per effetto di anestetici, o  analgesici. Invece, la riduzione isolata del tono muscolare sta a indicare per lo più una iniziale depressione su base asfittica. Infine il riscontro di una cianosi limitata alle estremità non ha molto significato diagnostico, anche se il fenomeno cianotico persista per 60 secondi, mentre, al contrario, se  si apprezza un pallore diffuso in genere si associa alla perdita di numerosi punti a carico degli altri sintomi ed ha in tal caso un significato prognostico sfavorevole.

Il punteggio APGAR attribuito al primo minuto è indispensabile per identificare i neonati che necessitano di attenzione immediata: quello attribuito a 5 minuti presenta un grado di correlazione superiore al punteggio ad  un minuto per ciò che concerne la mortalità neonatale. Ripetendo l’attribuzione del punteggio APGAR di 5  in 5 minuti per la prima mezz’ora possono caratterizzare 4 gruppi di neonati:

1° il punteggio rimane costantemente uguale o superiore a 7; e questi sono neonati normali;

2° Il punteggio inizialmente è basso, ma migliora rapidamente con le manovre di rianimazione e si stabilizza  su valori come nel 1° gruppo; ovvero 7. Questi sono i casi in cui il neonato ha subito un breve periodo di depressione , ma la loro prognosi è buona:

3° Il punteggio è basso inizialmente e rimane tale nonostante la rianimazione o non risale oltre il valore di 6 alla fine della prima mezz’ora. Questi sono quei casi in cui il neonato ha subìto un prolungato tempo di depressione o che presenta patologie associate; quali la prematurità ecc., oppure che non sono stati rianimati  correttemente e in tempi rapidi: la prognosi è quasi sempre grave;

4° A questo gruppo appartengono quei neonati che all’inizio avevano un punteggio alto, ma che dopo, via via, si è abbassato nonostante una rianimazione corretta e tempestiva. Questi neonati vanno sottoposti a indagini immediati per individuare segni o malformazioni o altre affezioni; o cardiorespiratorie o neurologiche.

I CRAMPI: PERCHE’ VENGONO ?

 

ù

Parliamo di crampo quando si verifica una contrazione involontaria intensa e dolorosa di tutto un muscolo o  di una parte di esso. In genere è preceduto da una fascicolazione e si scatena a seguito di una debole contrazione volontaria. A favorire questo fastidiosissimo e doloroso fenomeno intervengono vari fattori, ma principalmente a seguito di forme ischemiche al muscolo, così come può essere causato da disturbi metabolici; ad esempio deplezione sodica(sequestro di sodio), o da carenza di Tiamina. Talvolta origina da patologie al motoneurone. Quando avviene al polpaccio ad essere interessato è il muscolo Gastrocnemio; ovvero i due muscoli gemelli(figura); in rosso il muscolo mediale, in giallo il muscolo laterale.

Come frequenza subito dopo, ad essere aggrediti da crampi sono il muscolo bicipite femorale; al centro della coscia posteriore, il muscolo semitendinoso, lateralmente a sinistra, e il  muscolo semi fibroso lateralmente a destra. Un po’ più raro è il crampo che colpisce il muscolo quadricipite della coscia.

Questi fenomeni possono accadere a chiunque, e in diverse situazioni della giornata. Può accadere anche in posizione statica; ovvero anche stando fermi, così come mentre si è distesi a letto per il riposo notturno, mentre ci si trova a fare una nuotata a mare o in piscina, mentre si gioca a tennis ecc. Basta un lieve mvimento che provoca un pur lieve accorciamento del muscolo che si scatena il crampo.

L’accidente di un crampo, colpisce chiunque, ma alcuni individui sono più predisposti di altri. A maggior rischio, analogamente come accade per qualsiasi disturbo, sono gli individui oltre i 65 anni, o soggetti obesi, oppure lavoratori in attività pesanti o anche a causa di alcuni farmaci; ad esempio i diuretici. La persona anziana, a motivo della perdita di massa muscolare. L’età avanzata non permette ai muscoli di lavorare troppo come lo si faceva da giovani, e così, si va perdendo anche la necessità di assumere acqua, il chè provoca la riduzione della sete, quindi la capacità di rispondere ai cmbi di temperatura.

Ma quali sono le cause che determinano questi crampi? In verità, le cause non sono del tutto note. Si ipotizza che un inadeguato allungamento e affaticamento del muscolo conduce ad anomalie nei meccanismi  deputati al controllo della contrazione muscolare. Altre ipotesi coinvolgono le cattive condizioni di di salute generale dell’individuo; o dissidratazione, oppure sequestro di sali minerali; ovvero gli elettroliti.

I nostri movimenti sono regolati da fasci di fibre che si contraggono e si allungano. Se il corpo non gode di ottima salute, è molto facile sperimentare un affaticamento muscolare che può alterare l’attività riflessa condizionata dall’esercizio cui essi vengono sottoposte; ovvero, se l’attività è intensa si ha ipertrofia muscolare, se l’attività è sedentaria si ha ipotrofia; o atrofia muscolare se si è in immobilità.

Gli atleti velocisti, che dello scatto fanno la principale azione della corsa, si trovano in una condizione di anaerobia, in quanto in ambiente di impoverimento di ossigeno, situazione inadeguata al muscolo che si difende con improvvisi spasmi per accumulo di prodotti di scarto. Appena inizia il crampo, il midollo spinale stimola il muscolo a contrarsi.

Le stagioni calde favoriscono questi fenoemni dolorosi per l’eccessivo sudore che sottrae liquidi all’organismo e con perdita di sali minerali: il magnesio, il calcio e il potassio sono i sali nutrienti muscolari più importanti. Va detto che i crampi muscolari sono fenomeni del tutto benigni, ma talvolta possono essere il campanello d’allarme di qualche patologia silente.

E’ consigliabile, qualora i crampi sono prolungati e fortemente dolorosi, di consultare il proprio medico curante; soprattutto se non rispondono alle cure farmacologiche intraprese. Problemi circolatori, del metabolismo, neurologici, ormonali ecc., possono essere le cause su cui indagare. Non di rado, chi soffere di radicolopatie o di irritazione del nervo sciatico, subisce facilmente questo fenomeno, come pure chi soffre di stenosi(restringimento) del canale spinale in sede lombare, o distiroidismo; ovvero malattie della tiroide o per altre patologie più gravi. Durante la visita viene chiesto da quanto tempo si manifestano questi fenomeni, se ci sono familiari a soffrirne, se si manifestano dopo sforzi, o anche a riposo, e se estendendo il muscolo il dolore si riduce.